Italia: un paradiso fiscale per i nerd

Questa volta mi discosto dai soliti argomenti che sono solito trattare sul mio blog e vi parlerò di fisco, un tema piuttosto sentito in questo periodo di crisi e di killeraggi mediatici d’ogni tipo. Spesso capita, a noi informatici, di avere un idea di business o qualche potenziale commessa per il quale non vale assolutamente la pena aprire una partita IVA e farci carico degli innumerevoli balzelli burocratici che questa richiede, per non parlare dei contributi previdenziali obbligatori, la cui unica certezza è che l’età pensionabile, per noi poveri sfigati nati “dopo”, è qualcosa di asintotico… Ah, certo, dimenticavo il commercialista, una figura, di fatto, obbligatoria in Italia, visto il continuo cambio di regole. Infine ci sono le tasse, quelle cose che si pagano affinché lo Stato possa restituircele sotto forma di servizi…mmh… ops! Credo di essermi confuso con un film di fantascienza!

In sintesi, quando ci capita una situazione del genere, si può scegliere tra:

  1. lavorare a “nero” e farsi pagare in contanti
  2. lavorare in regime di prestazione occasionale (art. 61  276/03) con ritenuta d’acconto
  3. lavorare in regime di diritti d’autore con ritenuta d’acconto (ai più sconosciuto)

Lavorare in nero

In questo caso il problema tasse e burocrazia non esiste, però bisogna convivere con la paura di essere “beccati” e con la restrizione di non poter spendere liberamente i soldi, poiché qualunque spesa tracciabile e/o la costituzione di patrimonio (casa, auto, etc) farebbe scattare automaticamente una segnalazione dal “cervellone” dell’Agenzia delle Entrate (una cosa che si poteva fare già 20 anni fa!). Inoltre non è assolutamente detto che il committente, sopratutto se si tratta di una società o di un ente, sia disposto ad accettare questa forma di retribuzione. In sintesi, per chiunque abbia un minimo di logica, appare chiaro che sia una opzione da riservare a lavori di poco conto con committenti prevalentemente privati e imprese individuali. Mi scuso con i lettori più sensibili per aver trattato con troppa disinvoltura questo tema, ma, credetemi, è solo la realtà.

Prestazione occasionale

Con la cosiddetta “prestazione occasionale”, pagheremmo le tasse sul reddito personale come ogni altro comune mortale, con una aliquota minima del 23% fino a 15.000 euro annui, di cui il 20% verrebbe subito trattenuto alla fonte dal committente attraverso la ritenuta d’acconto, il quale, se non fa il furbo e/o non fallisce prima del tempo, dovrebbe produrci una certificazione in cui dichiara che ha trattenuto una certa somma dal nostro compenso e l’ha versata allo Stato. Con questa certificazione, in sede di dichiarazione dei redditi, potremo detrarre la parte di tasse già pagate e, nel caso queste ultime fossero maggiori di quanto dovuto (capita spesso per piccoli volumi), potremo chiedere allo Stato il rimborso della parte accedente, il quale, nella migliore delle ipotesi, ci giungerà non prima della prossima era glaciale. Questa soluzione, rispetto all’apertura della partita IVA, ha l’indubbio vantaggio di farci risparmiare gli oneri burocratici e previdenziali, ma ha 2 considerevoli limitazioni:

  1. non si possono superare 5000 € nell’anno solare con lo stesso committente
  2. i rapporti non possono superare i  30 giorni con lo stesso committente nell’anno solare

Le suddette limitazioni esistono per evitare che questa tipologia contrattuale “occasionale” venga usata per aggirare tipologie ben più onerose, come il lavoro subordinato, a progetto o autonomo. Per quel che ci riguarda, visto che nessuno potrà mai quantificare il nostro lavoro intellettuale o quello svolto da remoto, l’unico limite è quello dei 5000 € per committente, oltre il quale sarebbe necessario stipulare un contratto di altra natura (es. a progetto), in ogni caso, se si hanno più committenti e si supera la soglia dei 5000€ nell’anno solare, scatterebbero tutti gli obblighi previdenziali. Per uno studente che vuole arrotondare è perfetto, per tutti gli altri, in assenza di altri redditi o rendite, si tratta di mera sopravvivenza. Inoltre, se lo studente (o qualunque altra persona) guadagna più di 2840€ (lordi!!) ed è fiscalmente a carico dei genitori o altri familiari, quest’ultimi perderebbero fino a 950€ di detrazioni, poiché, oltre la suddetta soglia, si è considerati “indipendenti”; una cosa abbastanza ridicola, visto che è impensabile vivere con poco più di 200€ al mese.
Ricapitolando, per minimizzare il prelievo fiscale non bisogna superare:

  • 2840 € se si è a carico di terzi (fiscalmente capienti) e non volete perdere le detrazioni
  • 5000 € in tutti gli altri casi

Per rendere più chiara l’idea del limite del primo punto, è sufficiente immaginare uno studente che incassa, nell’anno solare, 2842 € , ovvero appena 2 euro oltre la soglia. Ebbene, i genitori di questo babbeo, si troverebbero a sborsare fino a 950€ di tasse in più, in quanto non potrebbero più usufruire della detrazione per figlio a carico. Questo significa, se avete seguito, che a partire dai 2840 € e fino a 3790 € conviene lavorare gratis!

Diritti d’autore

Il regime fiscale dei diritti d’autore derivanti dalle opere di ingegno è qualcosa che esiste da diversi decenni, eppure la gran parte delle persone, inclusi i commercialisti, ne sa poco o niente. Questo regime, particolarmente vantaggioso, è applicabile a tutti coloro che traggono reddito da opere di ingegno di carattere creativo in qualunque settore (musica, letteratura, matematica, informatica, etc), ma sembra che gli unici ad usufruirne in Italia siano solo scrittori ed artisti. Tornando al mondo nerd, iniziamo col dire che qualsiasi programma per elaboratore (così recita la legge) che produciamo è un’opera di ingegno. Stabilito che il risultato del nostro lavoro intellettuale non è altro che un’opera d’ ingegno, possiamo chiedere al nostro committente/utilizzatore un compenso per lo sfruttamento o la cessione dei diritti d’autore. Ma perché dovremmo? Eccone alcuni vantaggi:

  • esenzione IVA
  • deduzione forfettaria del 40% del compenso lordo per gli under 35
  • nessun limite annuale sul reddito
  • nessun obbligo previdenziale

Come per le prestazioni occasionali, il compenso è esente da IVA e questo è un gran vantaggio, sia perché non dobbiamo gestirne la contabilità, sia perché, quando il committente è un privato o un ente per il quale l’IVA è un costo (es. associazioni, università, etc), ci consente, a parità di lavoro, di guadagnare il 21% in più (o fare un prezzo più basso al committente) rispetto a un programmatore professionista con partita IVA. Tuttavia il vero vantaggio di questo regime è senza dubbio la deduzione forfettaria del 40% del compenso per gli under 35 (25% per gli over 35), che si traduce in uno sconto del 40% sulle tasse, da qui il titolo “un paradiso fiscale per i nerd”. In verità il legislatore ha voluto riconoscere il fatto che, per produrre un’opera di ingegno, l’autore affronta alcune spese, le quali devono essere dedotte dal reddito lordo, così come avviene per le imprese, tuttavia, data la vastità dei settori coinvolti e la natura del lavoro intellettuale, non era possibile regolamentare le suddette e quindi è stata adottata una soluzione forfettaria. Non so voi, ma , per quanto mi riguarda, le uniche spese che affronto quando sviluppo un software, sono quelle per la caffeina e taurina! Un altro vantaggio è che, a differenza del regime delle prestazioni occasionali, non esiste alcun limite annuale sul reddito, ovvero si può guadagnare quanto si vuole e non vi è alcun obbligo previdenziale, ad ogni modo, se vi preoccupa la pensione, nessuno vi impedisce di versare i contributi volontari.

Diritti d’autore: chi può farlo e come

Anzitutto bisogna specificare che, per vedersi riconosciuti tali redditi come derivanti dalla cessione di diritti o sfruttamento dell’opera di ingegno, l’autore non deve conseguirli nell’esercizio dell’impresa commerciale o professionale. Ad esempio, un programmatore professionista con partita IVA non può chiedere un compenso per lo sfruttamento dei diritti d’autore di un software che gli è stato commissionato, tuttavia, può ricevere compensi per la cessione di diritti d’autore di un libro o di un progetto di orologio a cucù. Comunque, se non avete la partita IVA, il problema non si pone. L’altra cosa di vitale importanza è il contratto: deve essere chiaro il compenso e che si tratta di sfruttamento di diritti d’autore, in caso contrario potreste avere dei seri problemi col fisco. Naturalmente, trattandosi di software, vi consiglio di non trascurare anche tutto quello che riguarda la proprietà dei sorgenti, l’esclusività o meno dei diritti, la durata, etc. Se avete un amico avvocato che mastica la materia, fatevi aiutare.

Regimi a confronto

Prendiamo l’esempio di un programmatore under 35 che vuole lucrare su un software auto-prodotto e non ha altri redditi. La tabella in basso rappresenta l’ammontare del compenso netto (quello che mettiamo effettivamente in tasca) al variare del lordo, a seconda del regime che si sceglie. I calcoli sono stati effettuati tenendo conto delle aliquote IVA e IRPEF dell 2013, trascurando le addizionali, gli eventuali contributi previdenziali e tenendo conto delle detrazioni per lavoro autonomo. I soggetti che prenderemo in esame, entrambi potenzialmente a carico di una famiglia con reddito complessivo di 15000 €, sono:

  1. Studente (Freelance) senza P. IVA
  2. Professionista con P. IVA con regime ordinario

Caso n. 1:

Compenso
Lordo
Regime IVA Imponibile
IRPEF
 IRPEF   Detr. figlio a carico Compenso
netto
%
a 2800 € P. Occ. 0 € 2800 € 0 € SI 2800 € 100%
b 3400 € P. Occ. 0 € 3400 € 0 € NO (-800 €) 2600 € 76%
c 5000 € P. Occ. 0 € 5000 € 50 € NO (-800 €) 4150 € 83%
d 5000 € D. Aut. 0 € 3000 € 0 € NO (-800 €) 4200 € 84%
e 8000 € D. Aut. 0 € 4800 € 0 € NO (-800 €) 7200 € 90%
f 15000 € D. Aut. 0 € 9000 € 1058 € NO (-800 €) 13142 € 87%
g 25000 € D. Aut. 0 € 15000 € 2570 € NO (-800 €) 21630 € 86%
h 50000 € D. Aut. 0 € 30000 € 7170 € NO (-800 €) 42030 € 84%

Notiamo subito che nel caso “b”, nonostante si sia percepito un compenso lordo più alto del caso “a”, paradossalmente il netto (familiare) sia inferiore. Questo è dovuto alla perdita delle detrazioni per figlio a carico (pari a 800€ se la famiglia ha un redditto complessivo di 15000 €). Un’ altra cosa evidente è che, fino a 5000 € di compenso, in termini di pressione fiscale non ci sono grosse differenze tra il regime della prestazione occasionale e quello dei diritti d’autore, tuttavia quest’ultimo ha 2 vantaggi: il primo è che non ci “consuma” il limite dei 5000€ annuale per i compensi delle prestazioni occasionali, una cosa utile qualora volessimo svolgere un altro lavoro che non può essere retribuito attraverso la cessione dei diritti d’autore; il secondo è che, grazie alla deduzione forfettaria del 40%, il nostro compenso inciderà solo per il 60% sul reddito complessivo familiare e questo ridurrebbe gli indici che misurano la ricchezza familiare, sui quali si basano le agevolazioni e il costo dei servizi (es. tasse universitarie, ticket, farmaci, etc). Il massimo dell’efficienza fiscale si ottiene nel caso “e”, ovvero con un compenso lordo di 8000€ col regime dei diritti d’autore , che, dopo la deduzione forfettaria del 40%,  diventano 4800 €, soglia sotto la quale non si pagano tasse (un tempo “no-tax area”), ovvero la quota IRPEF (23% di 4800€) viene compensata dalla detrazione per lavoro autonomo, pari a 1.104 € . In sintesi, possiamo guadagnare 8000 € completamente esentasse, soglia che può, generalmente, essere innalzata a 10-12000 € sfruttando tutte le detrazione a cui abbiamo diritto, ad esempio quelle per le spese sanitarie, per le rette universitarie, per i canoni di locazione, etc. Infine, come nel caso “h”, è possibile guadagnare anche cifre considerevoli lasciando allo Stato appena il 15-16%.

Caso n. 2:

Compenso
Lordo
IVA Imponibile
IRPEF
 IRPEF  Detr. figlio a carico Compenso
netto
%
a 2800 € 485 € 2314 € 0 € SI 2314 € 82%
b 3400 € 566 € 3400 € 0 € NO (-800 €) 2034 € 72%
c 5000 € 833 € 4167 € 0 € NO (-800 €) 3367 € 67%
d 8000 € 1388 € 6612 € 456 € NO (-800 €) 5356 € 67%
e 15000 € 2603 € 12397 € 1914 € NO (-800 €) 9683 € 64%
f 25000 € 4338 € 20662 € 4223 € NO (-800 €) 15639 € 62%
g 50000 € 8677 € 41333 € 11726 € NO (-800 €) 28807 € 57%

Appare subito evidente come ci sia una differenza piuttosto evidente in termini di pressione fiscale rispetto ai regimi del primo caso. Infatti, senza considerare gli oneri previdenziali (27% circa del reddito), a parità di lavoro (ovvero di compenso richiesto al committente), quello che mettiamo effettivamente in tasca è poco più della metà. Va precisato anche che, nonostante l’IVA sia solo una partita di giro, per il fruitore finale, diretto o indiretto, è un costo. A tutto questo si aggiungono ulteriori oneri di natura contabile (commercialista), balzelli d’ogni tipo, burocrazia, studi di settore e rischio di sanzioni, visto che stare perfettamente in regola, con tutti questi adempimenti, è come fare un terno al lotto.

Conclusioni

Per quanto mi riguarda, credo che l’Italia (paese che amo, nonostante tutto) sia uno Stato tecnicamente fallito sul piano economico e sociale, a maggior ragione in un contesto globalizzato/europeizzato dove, nostro malgrado, dobbiamo competere appesantiti da una zavorra di mediocrità e parassitismo sociale. Se anche le cose dovessero andare per il verso giusto, prima di coglierne i frutti, avremmo già da tempo esaurito i nostri anni migliori. Quindi, miei cari colleghi under 35, se non vi siete già trasferiti all’estero e non volete diventare subito “carne di porco” per la “bestia”, approfittate di questi mezzi leciti per abbattere il carico fiscale. Il regime dei diritti d’autore trova applicazione in molti contesti e, anche quando sembra impossibile, potete sicuramente forzare la mano. Ad esempio, nessuno potrà mai dirvi nulla se offrite consulenza gratuita all’azienda Tal dei Tali dalla quale percepite lauti compensi per lo sfruttamento di un vostro software sviluppato in un paio di notti. Per il resto, sempre in un contesto da libero professionista, se avete superato i 35 anni e non potete optare per i regimi agevolati (es. superminimi, etc), non vi resta che essere munti e nutrire la “bestia”.

Approfondimenti

  1. Come si dichiarano i redditi derivanti da diritti d’autore
  2. Come applicare il regime dei diritti d’autore
  3. Le detrazioni per i familiari a carico
  4. INPS – Il Lavoro autonomo occasionale
  5. La qualificazione giuridica del contratto di sviluppo software
  6. Diritto d’autore, aspetti fiscali

 

 

10 commenti su “Italia: un paradiso fiscale per i nerd
  1. jvm85 scrive:

    Alcuni passaggi mi sono sembrati semplicistici….
    Se una persona percepisce 2842 € lordi, probabilmente è vero che i suoi genitori, potrebbero usufruire di meno detrazioni (fino a 950€, ma la cifra è inferiore se il ragazzo ha un fratello che resta comunque a carico). Ma anche ipotizzando che sia figlio unico, se questi presenta la dichiarazione dei redditi, qualche mese dopo riceverà un conguagli (nelle ipotesi che stiamo trattando, sicuramente superiore ai 6-700€). Se invece il ragazzo non presenta dich.redditi (essendo sotto i 5000€ non è obbligato a farlo) non riceverà nulla, ma i genitori potranno comunque usufruire di una parte di quelle detrazioni (anche se molto meno di 950€)

  2. Darkman scrive:

    Per cifre così basse la dichiarazione dei redditi si presenta per ottenere il rimborso della ritenuta d’acconto (cosa che non tutti fanno).
    Il fatto di rinunciare alla dichiarazione dei redditi e quindi al rimborso non ci permette di mantenere le detrazione per figlio a carico. La legge è chiara in proposito, si parla di redditi percepiti, a prescindere che siano dichiarati o meno.

    Chi ha avuto un compenso lordo per prestazione occasionale di 2842€ pari a 2273€ al netto della ritenuta d’acconto può chiedere allo Stato, in sede di dichiarazione dei redditi, la restituzione delle tasse (pari 568€). In ogni caso i genitori perderebbero la facoltà di detrarre il carico familiare.

  3. Dario scrive:

    ottimo articolo.già conoscevo l’argomento.ho un solo dubbio: come occorre compilare correttamente il modello unico? Non so proprio come fare.spero in un tuo aiuto..grazie

  4. Giovanni scrive:

    Bell’articolo, mi è stato utile e ti ringrazio. Hai dimenticato però di dire che lavorare in nero non solo è illegale, ma è un vero e proprio FURTO, né più né meno di ciò che fanno gli odiati “politici ladri”. Chi lavora (o fa lavorare) in nero E’ UN LADRO, non meno di chi ti sfila il portafogli in tram. Secondo me andrebbe specificato, perché gli Italiani questa cosa non l’hanno capita granché – anzi passano il tempo a lamentarsi dei politici che rubano e dei furti degli zingari e poi, lavorando in nero, fanno *esattamente la stessa cosa*. Il lavoro in nero, al di là dei rischi che comporta, è poi particolarmente esecrabile in quanto è effettuato ai danni dell’intera comunità, comprese le fasce più povere. Lavorare in nero non è questione di sensibilità o di coraggio ma di disonestà, e fa specie che invece se ne parli come di un’opzione praticabile.

    • Darkman scrive:

      Ti ringrazio per l’analisi, ma il mio intento era solo quello di descrivere la realtà, piaccia o no.
      Personalmente ho smesso di curarmi delle questione italiche, tuttavia ho sempre fatto un distinguo netto tra chi produce ricchezza col proprio ingegno e/o sudore (evasore o no) e chi, molto semplicemente, la consuma.
      Non occorre puntare il dito verso i “politici”, è sufficiente recarsi in un qualunque ufficio o girare per strada, per notare corruzione, connivenze, inefficienze e incompetenze. Mi cambia poco se uno scaldasedia [para]statale
      paga le tasse fino all’ultimo centesimo, mentre un’azienda delocalizza per scappare dalla burocrazia, l’ingiustizia, il rischio. Vedi, se proprio vuoi saperlo, le tasse sono l’ultimo dei problemi, poiché le paghi sul (presunto) guadagno, ma quando non ti pagano (lo Stato in primis), quando non riesci a stare dietro a millemila norme inutili che cambiano a ogni governicchio, quando attendi tempi biblici per un documento, quando sei costretto a mantenere figure professionali che altrove non esistono o servono marginalmente (notai, commercialisti, consulenti, etc), quando devi gestire un contenzioso con il fisco e scopri che conviene pagare anche se hai ragione, ti rendi conto che NON NE VALE LA PENA! Quindi, in un paese che si sta terzomondializzando (non lo dico io), con un continuo export di cervelli/talenti/aziende e import di … boh?! cosa vuoi che importi alla gente se il lavoro è in nero o in chiaro, l’importante è che sia pagato bene!

  5. Vito Gentile scrive:

    Ottimo articolo.
    L’argomento riguarda molte persone, ed io ci vado dietro (finora) da due giorni.

    Volevo fare un appunto sul tetto dei 5000 € lordi annui.
    Su un altro sito (http://illustrando.it/files/partitaiva.html), si dice che “le prestazioni occasionali non possono superare come durata del rapporto i 30 giorni in un anno con lo stesso committente e i 5000 € come compensi annui totali.
    Nel caso in cui i 5000 € vengano superati per prestazioni inerenti a lavori episodici, oppure per committenti sempre diversi, vi è l’obbligo di iscriversi alla gestione separata dell’Inps e pagare i contributi sulla quota eccedente.” Questa cosa mi è stata confermata dal commercialista (per la verità, lo stesso mi aveva detto che il limite dei 30 giorni va calcolato sommando le giornate lavorative di tutte le prestazioni occasionali occorse durante l’anno solare; ancora peggio…).

    Quindi, la limitazione che hai scritto “non si possono superare 5000 € nell’anno solare con lo stesso committente”, diventa “non si possono superare 5000 € nell’anno solare, indipendentemente dal numero di prestazioni, anche per diversi committenti”; sul limite dei 30 giorni, invece, non ho ancora capito se esso è fissato per ogni singola prestazione (come hai scritto tu), o se invece è da calcolare sommando le giornate lavorative di ogni prestazione.

    Riassumo tutto con un esempio.
    Se io ho già firmato un contratto di prestazione occasionale con l’azienda Test S.r.l. per 3000 € lordi annui, e 15 giorni lavorativi, allora:
    - potrò firmarne un altro da 2000 € annui, e 15 giorni lavorativi, con qualsiasi azienda (anche con l’azienda Test S.r.l.);
    - non potrò firmarne un altro da 2100 € annui (indipendentemente dai giorni lavorativi e dall’azienda committente)
    - non ho ancora capito se potrei firmare un altro da 1999 € annui, e 20 giorni lavorativi (nè ho capito se ciò dipende dall’azienda committente)

    • Darkman scrive:

      Ciao Vito,
      grazie per l’appunto, tuttavia credo di aver ben specificato nell’articolo che, superati i 5000€ nell’anno solare, a prescindere dal numero di committenti, scatterebbero tutti gli obblighi previdenziali del caso.
      In genere, quando si stipula questa forma di contratto, il committente chiede espressamente se hai già superato tale soglia.
      Questo non ci vieta di continuare ad utilizzare questa forma contrattuale, l’unico limite ricade appunto nei famosi 30 giorni nell’anno solare, che si intende come la somma di tutte le giornate lavorative (se così non fosse sarebbe sufficiente fare 12 contratti da 29 giorni ciascuno!)

      Ad ogni modo, per tutte le prestazioni “d’ingegno”, non credo che qualcuno possa quantificare con esattezza il numero di giorni lavorativi….

      Rispondendo alla tua domanda, se hai già firmato un contratto di prestazione occasionale con l’azienda Test Srl per 3000 € lordi annui e 15 giorni lavorativi,
      puoi tranquillamente lavorare per qualunque altro committente per qualunque importo e per un totale di 30 giorni lavorativi ciascuno nell’anno solare, anche frazionati.
      Quello che devi ricordare è che, se superi i 5000€, devi informare il committente e ottemperare agli obblighi previdenziali.
      Inoltre devi considerare solo quello che incassi effettivamente, puoi anche stipulare 30.000 di contratto, ma, se non ti pagano, è inutile farsi tutte queste paranoie!

  6. Marco Spontini scrive:

    Buongiorno
    intanto complimenti per l’articolo. Se forse l’unico sul web che parla di queste soluzioni.
    Io sono un programmatore e mi affascina molto l’dea di chiudere la mia partita IVA e fare contratti di cessione diritto d’autore.
    Ho provato ad informarmi il più possibile sulla praticabilità di questa strada ma, come giustamente dici, nessuno ne sa nulla…
    In particolare ci sono due aspetti su cui ho dei dubbi:
    - per entrare in quel regime fiscale, la legge dice che i lavori non devono avere carattere continuativo. Io ho un cliente che ogni mese mi dà dei siti web da sviluppare, è da considerarsi continuativo? Non ci sono contratti o scritture che regolano il nostro rapporto, ma statisticamente circa ogni mese mi dà del lavoro…
    - si parla di software proteggibile da diritto d’autore solo quando è evidente il carattere creativo/innovativo del software… in che maniera un software o un sito web possono essere/non essere creativi?
    Insomma volevo un tuo parere su queste due questioni. grazie.

    • Darkman scrive:

      Ciao Marco,
      in Italia purtroppo le leggi si prestano molto alle personalissime interpretazioni di chi ha i mezzi per farlo,
      quindi posso solo consigliarti di metterti in un contesto che si presti il meno possibile al gioco.
      Un software “creativo” è il risultato di un processo strettamente personale e
      svicolato dai dettami del committente, il quale non ti paga lo “sviluppo” tout court, ma ti paga per sfruttare
      l’opera del tuo ingegno oppure per acquisirne i diritti.
      Detto questo, il fatto di avere un cliente che ogni mese ti da siti da _sviluppare_ è ovviamente un rapporto a carattere continuativo che forse andrebbe inquadrato come normale prestazione di lavoro (occasionale o meno).
      Diverso sarebbe se tu sviluppassi in autonomia dei siti/template e li mostrassi al cliente che in seguito decide di sfruttarli, pagandoti i dovuti diritti (d’autore).
      Come vedi il risultato è lo stesso, ovvero tu prendi il compenso e il cliente ha i suoi siti, ma l’inquadramento fiscale
      dipende da come ci arrivi al risultato o da come _dimostri_ di esserci arrivato (che è l’unica cosa che conta).
      Ecco perché occorre sempre avere un contratto in mano che spieghi esattamente come stanno le cose, poi, se un cliente ti paga bene i diritti per un logo o un algoritmo, nessuno ti vieta di offrirgli consulenza o altri servigi “gratis” :)

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